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http://it.wikiquote.org/wiki/Ennio_Flaiano
solo quelle che mi piacciono di più
'''Ennio Flaiano''' (1910 – 1972), scrittore, sceneggiatore, giornalista, critico teatrale e cinematografico italiano.
Citazioni
*Adesso non mi faccia un esempio, sennò non ci capisco più nulla.
*Fra trent'anni gli italiani non saranno come li hanno voluti i partiti, ma come li avrà fatti la televisione.
*Gli italiani amano più l'inaugurazione che la manutenzione.
*Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.
*In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
*Io non sono comunista perché non me lo posso permettere.
*La moda è l'autoritratto di una società e l'oroscopo che essa stessa fa del suo destino.
*La situazione è disperata, ma non seria.
*Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura è scontento.
*Per gli italiani l'inferno è quel posto ove si sta con le donne nude e con i diavoli ci si mette d'accordo.
"Autobiografia del Blu di Prussia''
*Da quando l'uomo non crede più all'inferno, ha trasformato la sua vita in qualcosa che somiglia all'inferno. Non può farne a meno.
*Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.
*I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.
*Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.
*Il pensare ai buoni momenti del passato non ci conforta perché siamo convinti che oggi li sapremmo affrontare con maggiore intelligenza e trarne migliore profitto.
*In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.
*L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.
*L'evo moderno è finito. Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.
*L'uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto.
*La serietà è apprezzabile soltanto nei fanciulli. Negli uomini saggi è il riflesso della rinuncia.
''Diario degli errori''
*L'italiano è una lingua parlata dai doppiatori.
*La civiltà del benessere porta con sé proprio l'infelicità.
*Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.
*Se i popoli si conoscessero meglio si odierebbero di più.
*Si può chiedere tutto e l'avrai, poco e non l'avrai.
*Un giovane va incontro alla vita: cioè, è la vita che da dietro lo spinge.
''Diario notturno''
*Certo, certissimo, anzi probabile.
*Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà.
*I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.
*Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l'assenza del modulo "H". Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all'ufficio competente, che sta creando.
*Ho poche idee, ma confuse.
'Frasario essenziale per passare inosservati in società''
*Capire la Cina non è soltanto impossibile, ma inutile.
*Ci deve essere qualcosa di più noioso dei |libri che si scrivono sulla Cina: la Cina stessa.
*L'oppio è ormai la religione dei popoli.
*L'omosessualità per la classe povera non è un vizio ma un modo per accedere alle classi superiori.
*La psicanalisi è una pseudo-scienza inventata da un ebreo per convincere i protestanti a comportarsi come i cattolici.
''Don't forget''
*C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria.
*In questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile.
''Il gioco e il massacro''
*Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire.
*Il miliardo non è più quello di una volta.
*Il traffico ha reso impossibile l'adulterio nelle ore di punta.
*Il vero psicanalista delle donne è il loro parrucchiere.
*La guerra è un happening, e questo spiega il successo che ha sempre avuto.
*La pubblicità fa più danni della pornografia perché unisce l'inutile al dilettevole.
*La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.
*Una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.
Citazioni
*I grandi premi non vengono mai dati allo scrittore, ma ai suoi lettori. Poveracci, se li meritano. (p. 18)
*
Il successo alla moda si ottiene con la publicità e si paga con la prostituzione alla folla. Invertendo l'ordine dei fattori il successo non cambia, diventa forse più duraturo, perché "sofferto". Il successo ottenuto col merito e pagato con l'indifferenza annoia il grosso pubblico e, da qualche tempo in qua, anche gli altri. (p. 19)
*Oh, com'è bello sentirsi profondamente intelligenti, per il Sesso sdilinquersi, per la Donna restare indifferenti... Rispondere a ogni inchiesta, avere sempre un'opinione, sottoscrivere una protesta, spiegare la situazione... Oh, com'è bello orientarsi con la moda che passa, continuamente rifarsi alla cultura di massa... Giurare sull'arte impegnata, ripetere che l'Industria è bella, e chiudere la giornata con un colpo di rivoltella... (p. 21)
*«E ci dica, signorina, lei è stata sempre così bella, anche da ragazza?»
«Oh, no, da ragazza ero piuttosto bruttina, tanto che i miei decisero di farmi studiare. Frequentai così tre anni di scuola media, ripetendo per guadagnar tempo, finché a sedici anni migliorai fisicamente.»
«E questo le permise di abbandonare gli studi e di darsi alla prostituzione.»
«Sì, infatti.»
«Dunque possiamo dire che anche lei ha dovuto lottare per affermarsi!» (p. 34)
*
A chi può interessare.
«Veniamo alla nostra ultima domanda: per trenta denari lei deve dirci dove si trova ora esattamente [[Gesù]] il Nazareno.»
«Nell'orto dei Getsemani.»
«La risposta è esatta!» (Applausi)
«Andiamo, guardie!» (Escono). (p. 36)
*Jean-Paul Sartre: passa l'esistenza a entrare e a uscire dal partito comunista. (p. 61)
*Mi telefona un tale per dirmi che sta facendo una piccola inchiesta e vorrebbe che gli rispondessi a questa domanda: di che nazionalità vorrei essere se non fossi italiano.[...] La sua domanda è senza risposta. Si consoli pensando che per molti l'italiana non è una nazionalità, ma una professione. (p. 63-64)
*Roma città corrotta? Non credo: troppi impiegati. Sarebbe una corruzione fondata sull'anticipo degli arretrati, su una ferma richiesta di aumenti e sull'anticipo della liquidazione. Ed è mai possibile? (p. 76)
*Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di publicità. (p. 77)
*Pena e sospetto che suscitano le persone normali in un mondo dove interessa soltanto l'Eccezionale, in tutte le sue varietà. Così nell'uomo probo si è portati a vedere la canaglia di domani, o una canaglia che si nasconde, mentre nella canaglia di oggi si scopre un motivo di emozione. Abele viene sottoposto all'autopsia del cervello, Caino è invitato a scrivere le sue memorie. (p. 111)
*Leggere è niente, il difficile è dimenticare ciò che si è letto. E ormai non sono più gli autori ad allontanarsi dai loro libri, ma i lettori. (p. 133)
*Fine di intervista.
«Lei crede che la televisione abbia abbassato il livello culturale del pubblico?»
«No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.»
«Se dovesse definire in poche parole il dramma della vita moderna?»
«Il dramma della vita moderna è questo: tutti cercano la pace e la solitudine. E per il fato stesso di cercarle, le scacciano dai luoghi dove si trovano.»
«E adesso una domanda indiscreta: perché scrive così poco?»
«Caro signore, io non ho una vocazione narrativa. Scrivo, che è una cosa molto diversa». (p. 143-144)
*Per l'aumentato benessere medio l'uomo e la donna si vanno orientando verso una morfologia utilitaria. Nelle classi giovani circolano già i modelli che verranno prodotti in larga serie nel futuro; uomini agili, sicuri, di buon affidamento e di basso consumo; donne di media statura, di facile manutenzione e dalle prestazioni standard. Lievi differenze nelle rifiniture. La natura fa ancora pochi esemplari di uomini e donne lusso, destinati allo spettacolo e al consumo collettivo d'informazione, alla pubblicità, ai rotocalchi. (p. 158)
*A proposito di un film di Sordi e Manfredi sull'Africa, che mi è piaciuto per la giustezza di un'osservazione di fondo, questa: l'italiano, nella sua qualità di personaggio comico, è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio. La vastità della superficie ghiacciata è eccessiva. A che serve? Perché? Non si può far niente per rimediare? Pensa il personaggio comico italiano. La savana, la giungla, i grandi spazi dell'Africa: due italiani bastano a corromperli. «Dottore!», «Ragioniere!» Non rinunciano ai loro titoli, guardano i grandi spazi, vi si perdono, li percorrono senza convinzione, dubbiosamente, «Con lei in Africa non ci vengo più» eccetera. Quando due italiani si incontrano per caso all'estero, la loro prima reazione è un gran ridere. «Che fai qui?...» «E tu?» Infatti si suppone che se sono fuori casa è per motivi essenzialmente comici: il lavoro, la noia, una curiosità piena di riserve, le donne, i piaceri eccetera. (p. 160)
*Quando certi uomini di teatro sollecitano la partecipazione viva del pubblico ai loro spettacoli dovrebbero meditare sui pericoli cui vanno incontro. (p. 162)
*Una volta in un aereo di linea capitai di posto accanto a un giovane prete che volava per la prima volta. Era entusiasta e ciarliero. Mi disse che volando l'uomo realizza inconsciamente la sua più grande aspirazione spirituale, quelladi essere assunto in cielo. Gli feci osservare che le assunzioni sono di prima classe o turistica. (p. 164)
*Un critico d'arte chiese a Giorgio Morandi se era mai stato all'estero. Intendeva controllare le fonti della sua ispirazione. «Sì,» disse Morandi «ma non ci ho mai dormito.»
*Si chiamava Libertà. Un giorno scese per strada e prese a interrogare la gente che incontrava. Le risposte che ebbe furono di questo genere: «Fatevi i fatti vostri. – Non te ne incaricare. – Impicciati per te. – Lascia perdere. – Chi te lo fa fare? – Te l'ha ordinato il medico? – Ti pagano per questo? – Sei stanca di campare? – Ti puzza di vivere? – Attacca l'asino dove vuole il padrone. – Non fare la stupida. – Non ti mettere nei guai. – Gli stracci vanno per aria. – Passata la festa gabbato il santo. – L'oro non si macchia. – Sta' coi frati e zappa l'orto». Libertà disse: «Questa gente è molto saggia, non ha bisogno di me». Infatti cominciò a uscire meno e un giorno annunciò che se ne andava. Ai giornalisti che l'assediavano per conoscere i motivi della sua decisione rispose in modo alquanto enigmatico. Disse sorridendo: «La libertà va tenuta in continua riparazione». (p. 170)
*Tutto ciò che è fuori della letteratura, all'inverso, è propaganda, od ossequio alla moda. (p. 186)
*Le dittature hanno questo di buono, che sanno farsi amare. (p. 186)
*Il tiranno più amato è quello che punisce per una sua esclusiva ragione, la ragione che riguarda la propria esistenza. (p. 187)
*[…] le dittature hanno infine scoperto la magnanimità. Esse condannano a morte i loro nemici (il mondo freme e sussulta), e il giorno dopo li graziano. Così il mondo respira di sollievo, scodinzola di riconoscenza e rovescia altro amore sulle magnanime dittature. (p. 187)
*Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L'età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause, io ne subisco gli effetti. E con me pochi altri: perché quasi tutti hanno una soluzione da proporci: la ''loro'' verità, cioè qualcosa che non contrasti i loro interessi. Alla tavola rotonda bisognerà anche invitare uno storico dell'arte per fargli dire quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia. In Italia infatti la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete d'arabeschi. (p. 207)
Bibliografia
*Ennio Flaiano, ''Il gioco e il massacro'', Rizzoli Editore, 1970.
*Ennio Flaiano, ''La solitudine del satiro'', Rizzoli Editore, 1974.
*Ennio Flaiano, ''Autobiografia del Blu di Prussia'', Rizzoli Editore, 1974.
*Ennio Flaiano, ''Diario degli errori'', Adelphi Edizioni, 1977.
*Ennio Flaiano, ''Diario Notturno'', Adelphi Edizioni, Milano 1994. ISBN 88-459-1196-9
*Ennio Flaiano, ''Frasario essenziale per passare inosservati in società'', introduzione di [[Giorgio Manganelli]], Bompiani, Milano, 2001. ISBN 88-452-2073-7